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venerdì 4 dicembre 2015

Sommersi entro fine secolo


Venezia, Ravenna, Ferrara, Taranto, la Versilia, Cagliari, Oristano, la salina di Trapani, la piana di Catania, la foce del Tevere sono le principali zone costiere di altissimo pregio storico, artistico, naturalistico e culturale che rischiano di essere definitivemente sommerse, entro la fine del secolo, a causa dell'innalzamento degli oceani e dei mari, frutto della catena di causa-effetto e degli eventuali imprevedibili eventi non lineari ben illustrati dal Premio Pulitzer, docente all'Università della California, su La Repubblica di oggi, venerdì 4 dicembre 2015.
In compenso probabilmente in seguito a Modena, Reggio Emilia, Parma, Fidenza, Piacenza e Milano nascerebbero forse gli stabilimenti balneari delle nuove spiagge dell'Adriatico, perchè quasi tutta la Pianura Padana potrebbe tornare alla situazione del periodo geologico placenziano, circa due milioni e mezzo di anni fa.
Questo è il risultato di uno studio dell'Enea e del Ministero dell'Ambiente in collaborazione con la Columbia University di New York e il Goddard Space Institute della Nasa che hanno elaborato gli scenari dei futuri impatti dei cambiamenti climatici nell'area mediterranea: l'innalzamento del livello del mare sarebbe uno degli effetti più critici e sensibili per l'Italia.
 

sabato 25 ottobre 2014

Grandi navi a Venezia

L'alternativa allo stato attuale delle cose, che consente il passaggio delle grandi navi da crociera attraverso il centro della città lagunare (canale della Giudecca, a fianco del bacino di San Marco) con un impatto visivo (vd. foto) e ambientale pauroso, non è soltanto quella di cui abbiamo parlato ieri (nuovo terminal alla bocca di porto di Lido-San Nicolò).






Ce n'è un'altra che prevede di far passare le grandi navi da crociera per la bocca di porto di Malamocco, imboccando il "canale dei petroli", percorso dalle navi petroliere dirette a Porto Marghera, e farle deviare per la Stazione marittima mediante il canale della Contorta, che però dovrà essere scavato e adattato al passaggio dei colossi galleggianti. Infatti, attualmente il canale è profondo 2 metri e largo 14, ma dovrebbe allargarsi fino a 190 metri ed esser scavato fino a 10 metri.




A prima vista sembrerebbe una soluzione più semplice da realizzare (rispetto al progetto Venis Cruise 2.0) e forse meno costosa. O forse no, visto che si parla di 170 milioni di euro.
Ma anche in questo caso i problemi di impatto ambientale non mancano e numerose associazioni (Italia Nostra, Venezia cambia 2015, Gruppo 25 aprile, Ambiente Venezia, Comitato No Grandi Navi, Venessia.com, Gruppo Poveglia, Venezia Viva) si sono mobilitate contro il progetto e vi sono obiezioni molto consistenti di autorevoli esperti che ritengono il nuovo canale estremamente intrusivo nel sistema lagunare e fonte di ulteriore inquinamento, per l'allungamento del percorso e la permanenza delle navi in Stazione marittima a ridosso del centro storico.

martedì 7 agosto 2012

Scoprire un'altra Venezia: il Lido


Come dicevo in un altro post quasi tutta la laguna veneta è un ambiente, naturale e umanizzato, affascinante e forse per qualcuno tutto da scoprire, ma mi ci vorrebbe un libro intero per accennarvi soltanto.
Mi limiterò quindi a parlare del Lido, che i turisti del classico percorso Rialto - San Marco forse non conoscono. In particolare, forse ignorano la ricchezza di ambienti dell'isola che scopriremo pian piano.
Ho diviso l’isola in cinque zone, come si vede nella mappa seguente (sotto c'è anche la foto satellitare)




Le zone 1 (San Nicolò: spiaggia, molo e faro), 4 (i Murazzi e Malamocco) e 5 (Alberoni: spiaggia, dune e pineta) saranno oggetto della prossima puntata di questo resoconto, in cui, tra le altre cose, cercherò di farvi scoprire luoghi, tra i pochi rimasti, in cui sopravvive, quasi intatto, l’ecosistema originario delle coste sabbiose dell’Alto Adriatico, studiato dai maggiori botanici.
Per questa volta, invece, farò soltanto qualche cenno introduttivo alla conoscenza dell’isola, parlando della zona 2 e della zona 3, a dir il vero le più frequentate. Le scoperte vere e proprie le rimandiamo ai prossimi post.
La zona 2 è il vero “centro” del Lido, con l’imbarcadero principale dell’isola, dove arrivano e da dove partono i vaporetti per tutte le direzioni, il Gran Viale Santa Maria Elisabetta, che attraversa il Lido nel suo punto di maggiore larghezza (inferiore comunque al chilometro) dalla laguna al mare, il salotto di via Lepanto, i bar, le pizzerie, i negozi. Giunti in fondo al Gran Viale, si può girare a sinistra o a destra percorrendo il magnifico lungomare alberato che costeggia le più lussuose spiagge dell’Adriatico (vedi sotto mappa e foto satellitare).



Sbirciando oltre le siepi è possibile ammirare un insolito concetto di spiaggia: non le consuete file di ombrelloni e sdraio fin sulla battigia, ma capanne quasi abitabili, in file a lievi semicerchi, debitamente distanziate le une dalle altre. Questa è classificata tra le prime dieci spiagge urbane del mondo, accanto a Copacabana o Miami Beach.

  
Svoltando a destra sul lungomare Marconi, quasi subito alla vostra destra potrete ammirare lo splendido Hotel Des Bains, immerso in un parco di alberi secolari. Visconti vi girò gran parte del suo Morte a Venezia.
Proseguendo si arriva fino a quella che ho designato come la zona 3 (vedi mappa e foto).
Tra via Candia e il Lungomare Marconi sorge il Palazzo del Cinema. Nella mappa al suo posto c’è un cerchio rosso. Seguono tre foto. La prima è di qualche edizione fa, con la passerella per i divi già quasi pronta. Nella seconda si vede una parte della scenografia esterna, ispirata a Fellini, che copriva la facciata. Nella terza: giovani che bivaccano fin dal pomeriggio in attesa della passerella serale dei divi.







Quest'anno il Festival del cinema inizierà il 29 agosto e si concluderà l'8 settembre.
Vi aspetto la prossima volta per scoprire, come vi ho già anticipato:
  • San Nicolò
  • Malamocco e i Murazzi
  • Alberoni

lunedì 6 agosto 2012

Alla scoperta della Venezia meno nota

“Venezia! Esiste una città più ammirata, più celebrata, più cantata dai poeti, più desiderata dagli innamorati, più visitata e più illustre?

Venezia! Esiste un nome nelle lingue umane che abbia fatto sognare più di questo?

Venezia! Questa parola, da sola, sembra far scoppiare nell’anima un’esaltazione, eccita tutto ciò che vi è di poetico in noi, scatena tutte le nostre facoltà di ammirazione. E quando arriviamo in questa città, la contempliamo, immancabilmente, con occhi prevenuti e rapiti, la guardiamo con i nostri sogni.

Nessun angolo della Terra, più di Venezia, ha dato luogo a questa cospirazione dell’entusiasmo. Mentre penetriamo, per la prima volta, nella laguna tanto celebrata, è pressoché impossibile reagire contro il nostro sentimento anticipato, impossibile subire una disillusione... si sa già ciò che si deve amare, disprezzare, ammirare”.

Così scriveva Guy de Maupassant e non si può certo dargli torto.

Che senso ha, dunque, parlare ancora di Venezia, la città più visitata del mondo? Non si rischia di dire cose che ormai tutti sanno?

Eppure, come spesso succede, sono proprio le cose più note e che si trovano sotto gli occhi di tutti ad essere anche le più sconosciute e misteriose.

Certo, il Canal Grande e il tratto di strada che va dal Ponte di Rialto a San Marco, passando magari per l’Accademia, sono i luoghi più frequentati in assoluto da tutti i turisti del pianeta.

Ma quanti sono tra loro quelli che visitano davvero la città? Quale potrebbe essere la percentuale di coloro che, per fare un solo esempio, si sono spinti nel cuore del sestiere di Dorsoduro e hanno esplorato il vivace Campo Santa Margherita, con il suo mercato del pesce e delle erbe, uno dei centri pulsanti della vita veneziana?

E chi, tra i tanti che sono stati nella città lagunare, conoscono almeno un po’ la laguna di Venezia?
Cominciamo allora a guardarla dall'alto.







Sulla mappa, i numeri identificano le barriere naturali che dividono la laguna dal mare: la Penisola del Cavallino (1), che inizia a nord-est a Jesolo e termina a Punta Sabbioni, a sud-ovest; la lunga e stretta isola del Lido (2), cui mi dedicherò più diffusamente in seguito; la lunga e ancor più stretta isola di Pellestrina (3) e, infine, la breve penisola di Sottomarina di Chioggia (4).

Le lettere identificano invece i tre punti di comunicazione tra mare e laguna, le cosiddette bocche di porto, quella di Lido (A), tra l’omonima isola e Punta Sabbioni, dove termina la penisola del Cavallino, quella di Malamocco (B), tra le isole Lido e Pellestrina, e quella di Chioggia (C).

Le tre immagini successive le mostrano, nell'ordine, ingrandite e più facilmente identificabili. A seguire le relative tre mappe.















Nelle tre immagini successive si possono ammirare nell'ordine le bocche di porto viste dall’alto, in altrettante spettacolari foto aeree. Nella prima si vede il lungo molo che sorge a San Nicolò, nella zona nord-est del Lido (ne tornerò a parlare in seguito più a fondo) e che delimita il canale della bocca di porto rispetto alla penisola del Cavallino (a destra nella foto). Nella seconda, la bocca di porto detta di Malamocco, tra la zona sud-ovest del Lido (a destra nella foto), località Alberoni (sarà uno degli argomenti più importanti del mio racconto) e Santa Maria del Mare, zona di nord-est dell’isola di Pellestrina. La terza mostra infine la bocca di porto di Chioggia (a sinistra nella foto la penisola di Sottomarina, a destra la parte sud-ovest dell’isola di Pellestrina: Ca’ Roman, una zona stupenda cui potrò solo accennare in seguito).





Le tre foto, tratte dal sito “Attività per la salvaguardia di Venezia” http://www.salve.it/it/default.htm mostrano anche i lavori in corso per l’impianto delle dighe mobili (MOSE) che dovrebbero servire a difendere Venezia dall’alta marea e che, secondo alcuni, stanno snaturando le zone limitrofe e non risolveranno i problemi di riequilibrio tra mare e laguna. Un'opera molto controversa per l'impatto ambientale proprio sulle bocche di porto e sulle zone limitrofe.

venerdì 3 agosto 2012

Architettura e psicopatologia


Nella foto è possibile ammirare (si fa per dire) il progetto della nuova follia architettonica che potrebbe violentare in modo irreparabile il paesaggio di una delle più belle città del mondo, Venezia. Così scrive Salvatore Settis su Repubblica, parlando di vera e propria "distruzione" della città lagunare:

Pierre Cardin, memore delle sue origini venete, a 90 anni vuol lasciare un segno in Laguna. Costruendo a Marghera un Palais Lumière da un miliardo e mezzo, alto 250 metri, superficie totale 175mila metri quadrati. Tre torri intrecciate, 60 piani abitabili, un' università della moda e poi uffici negozi, alberghi, centri congressi, ristoranti, megastore, impianti sportivi. Una città verticale, un' occasione unica per il recupero di un' area industriale in degrado. Ma la Torre di Babele targata Cardin, coi suoi 250 metri di altezza, sarebbe alta 140 metri in più del campanile di San Marco, e svettando su Marghera segnerebbe duramente lo skyline di Venezia, in barba a tutte le norme urbanistiche: impossibile non vederla da piazza San Marco, anzi da tutta la città. Specialmente di notte, perché il mastodonte, illuminatissimo, meriti il nome di Palais Lumière. Non solo: sarebbe sulla rotta degli aerei, e violerebbe di ben 110 metri i limiti di altezza imposti dall' Enac (Ente nazionale aviazione civile). Ma se l' Enac risponde picche, Cardin non demorde: o un sì integrale al progetto, o il suo palazzo emigrerà in Cina.
Le dimensioni della torre si possono facilmente apprezzare guardando l'immagine stessa, in cui si può prendere come riferimento il vaporetto accanto alla costruzione.

Nella mappa sotto è indicata l'area in cui dovrebbe sorgere il palazzo, proprio di fronte al bacino di San Marco.


Lo skyline di Venezia è oggi dominato dal campanile di San Marco, alto circa 110 metri (foto sotto).
Lo skyline attuale di Porto Marghera, che si affaccia sulla laguna non è certo pregevole dal punto di vista paesaggistico ma non supera l'altezza del campanile (foto sotto).



Immaginate ora di sovrapporre a queste foto quella costruzione (alta più del doppio del campanile) e potete farvi un'idea chiara dei legami sempre più stretti tra psicopatologia e architettura, in questi tempi di megalomania costruttiva senza freni e, soprattutto, senza rispetto per la scala degli ecosistemi già esistenti.


lunedì 7 dicembre 2009

Venezia sott'acqua

"Da qui al 2100, addio Maldive. Ma anche addio a un bel pezzo di Manhattan, una larga fetta di Londra, di Hong Kong, più mezzo Bangladesh. E, naturalmente, Venezia. Tutto destinato a finire sott'acqua, con buona parte delle coste di tutto il mondo, per un innalzamento generale del livello dei mari di quasi un metro e mezzo. È una previsione molto più pessimistica di quella ufficiale, formulata dall'Intergovernmental Panel on Climate Change, la commissione Onu sull'effetto serra, che si era fermata a meno della metà: 59 centimetri di innalzamento per fine secolo. Nello studio - Il cambio climatico in Antartide e l'ambiente - redatto da nove scienziati (fra cui l'italiano Guido Di Prisco), con il contributo di oltre 100 ricercatori, per conto del Comitato Scientifico Internazionale per la Ricerca Antartica, invece, si sostiene che i mari si alzeranno, di almeno 1,4 metri. Non si tratta di scienziati contro scienziati. Le previsioni dell'Ipcc, infatti, non tenevano conto del possibile contributo dello scioglimenti dei ghiacci al Polo Sud nell'innalzamento dei mari. E non ne tenevano conto per un'ottima ragione: i ghiacci del Polo Sud, complessivamente, non si stanno sciogliendo. Ma il nuovo studio, definito il primo rapporto esauriente sul clima dell'Antartide, risolve questo mistero, sgombrando il campo da uno degli argomenti preferiti degli scettici dell'effetto serra, e avverte che l'eccezione Antartide è destinata a finire molto presto, con un impatto devastante sulle coste e sulla vita dell'uomo" ("Si scioglie il Polo Sud, addio Maldive fra 100 anni" di Maurizio Ricci, La Repubblica, 7 dicembre 2009).



Questa è una delle bocche di porto della laguna veneta, dove si sta costruendo il MOSE, il sistema di dighe mobili che dovrebbero salvaguardare Venezia dall'acqua alta. E' un'opera gigantesca e molto costosa, su cui si possono conoscere tutti i dettagli visitando il sito SAL.VE.
Al di là del dibattito sull'efficacia reale che l'opera conclusa avrà effettivamente, la notizia riportata sopra mette totalmente in discussione l'utilità di quersto intervento, se non si mettono in atto altre iniziative e comportamenti, anche quotidiani, di riduzione delle emissioni di CO2. Il nuovo studio sostiene che i mari si innalzeranno di un metro e mezzo o poco meno. Le dighe mobili si innalzano sul livello del mare di un solo metro. Già questo basta a dare l'idea dell'inutilità di certi progetti che cercano soltanto di tamponare i danni provocati da dissennate politiche economiche globali e locali. Non solo il MOSE ma le stesse isole di litorale, che si vedono nella foto e che proteggono la laguna dal mare Adriatico, saranno sommerse completamente!