martedì 19 giugno 2012
La "favola" del Corridoio 5 e l'inutilità del TAV
Tra tutte le molteplici ragioni contro il TAV ce n'è una piuttosto consistente, che la recente inchiesta di Repubblica , Corridoio 5, binario morto, ha illustrato con grande efficacia. L'alibi dell'ormai "mitico" (per chi mai ci ha creduto) Corridoio 5 e del solito leit motiv, che si invoca ogni volta che si vuol far passare qualcosa di inaccettabile, "Ce lo chiede l'Europa", appaiono ormai in tutta la loro incosistenza e falsità!
domenica 10 giugno 2012
lunedì 26 marzo 2012
L'era della stupidità umana
L'era della stupidità inizia intorno al 1850 e si concluderà con la distruzione del pianeta Terra e l'autodistruzione della specie umana. Questa è la storia raccontata con grande efficacia dal bellissimo film di Franny Armstrong, The age of stupid, interpretato dsl grande attore britannico Pete Postlethwaite. Quando il riscaldamento globale del pianeta avrà innalzato di 2 C° la propria temperatura media, l'umanità sarà arrivata al limite che la separa dal punto di non ritorno. Varcata quella soglia, la reazione a catena sarà inarrestabile. Per ora siamo ancora in tempo a salvare la specie, e la vita in generale, ma verso il 2020 potrebbe essere troppo tardi, se non si comincerà ad agire in senso inverso al mito della crescita infinita.
Vedi anche:
venerdì 2 marzo 2012
Le ragioni del No al TAV
Il Treno ad Alta Velocità Torino-Lione che dovrebbe attraversare la Val di Susa è un'opera discussa e controversa.
Questo blog a partire da oggi dedicherà una serie di post alla questione complessiva dei trasporti per contestualizzare il problema del TAV Torino-Lione.
Ecco, per cominciare, un articolo scritto nel 1996 che già poneva una serie di domande sul progetto TAV Torino-Napoli. Si vedrà la prossima volta quali risposte i fatti successivi hanno dato alle domande poste.
Il progetto TAV, e cioè la realizzazione di una linea ferroviaria ad alta velocità in Italia, sulla direttrice Torino-Milano-Roma-Napoli, ha già suscitato innumerevoli questioni e polemiche. Sarebbe profondamente errato ignorare l’importanza di tali questioni e trascurare sia l’esigenza di un sistema di trasporti più moderno ed efficiente e di una più incisiva politica del trasporto su ferro nel nostro paese, sia la necessità che la politica dei trasporti rientri nel più complessivo ambito del modello di sviluppo che si intende perseguire.Non abbiamo certo la possibilità di affrontare la complessa e delicata materia. Tuttavia tenteremo soprattutto di porre dei problemi che ci sembrano quelli più concreti e decisivi in relazione alla possibilità di intervenire in modo efficace sull’attuale sistema ferroviario nazionale.Spesso accade che tutte le parti in causa si appellino all’Europa e invochino normative o direttive comunitarie. Cercheremo di non farlo a nostra volta o di farlo il meno possibile, non perché sottostimiamo l’importanza della dimensione europea, ma perché riteniamo si possa valutare, anche in riferimento al solo contesto nazionale, se il trasporto ferroviario, per essere strumento e fattore di sviluppo ambientalmente compatibile, abbia o meno bisogno dell’attuazione del progetto TAV. Il nostro attuale sistema di trasporto su rotaia è sicuramente inefficiente e inadeguato. La domanda da porsi ci sembra pertanto questa: la linea ad alta velocità migliorerebbe complessivamente il sistema? In altre parole: se le FS garantiscono oggi un servizio da Terzo Mondo (altro idolo dialettico spesso utilizzato nelle discussioni), con il TAV la situazione cambierebbe?Per essere ancora più chiari prendiamo brevemente in esame la situazione dei treni-navetta che tutti i giorni trasportano migliaia di pendolari verso le grandi città, per esempio sulla linea Bologna-Milano. Essi sono solitamente sovraffollati e non raramente in ritardo, nonostante le basse velocità (sul tratto Parma-Milano la media è intorno agli 80 km/h per i treni interregionali, molto più bassa per i regionali). Essi presentano d’inverno una notevole varietà di carrozze ghiacciate o bollenti (quasi nessuna a temperatura "normale"), sedili spesso sfondati e sempre lerci, porte esterne talora inutilizzabili, e così via. Questi treni quali cambiamenti subirebbero? Quanto migliorerebbe in puntualità, velocità commerciale, comodità, qualità globale del servizio il traffico regionale ed interregionale, a seguito dell’entrata in funzione della linea AV sul medesimo percorso? Noi siamo convinti che il miglioramento sarebbe, nella più favorevole delle ipotesi, irrilevante, ma a volte ci viene il dubbio che un peggioramento sarebbe pressoché inevitabile.Ne abbiamo la quasi certezza consultando documenti ufficiali della TAV S.p.A. Negli Elementi di ecobilancio comparato 1994 leggiamo che "l’alta velocità, attirando passeggeri dalla linea ferroviaria tradizionale, libera le tratte attualmente dedicate al traffico nazionale e le rende così disponibili al trasporto delle merci e al trasporto regionale dei passeggeri (grassetto nostro)". Il presidente della Confindustria Luigi Abete riecheggia il medesimo concetto in un’intervista pubblicata sul periodico della TAV, In arrivo: "L’Alta Velocità, prevalentemente destinata al trasporto passeggeri, potrà consentire, tra l’altro, di liberare sulle direttrici a maggior volume di traffico la rete convenzionale per il trasporto delle merci (...)".Il disequilibrio tipicamente italiano tra il trasporto su gomma e quello su rotaia nella movimentazione delle merci, dovrebbe dunque essere risolto dalla rete convenzionale, già peraltro al limite di saturazione e gravata da una serie di disservizi, dei quali abbiamo tentato di fornire qualche piccolo esempio? Si crede davvero di potenziare in modo significativo il traffico merci utilizzando linee già congestionate? E si ritiene possibile, su quelle stesse linee, fornire anche un più efficiente servizio per i viaggiatori? E ancora: che cosa significa liberare la linea convenzionale dal traffico nazionale? I treni a lunga percorrenza, espressi ed intercity, che fermano nelle stazioni della linea normale, come ad esempio Parma, Fidenza, Piacenza, come potrebbero passare sulla rete AV, che prevede fermate soltanto a Milano, Bologna, Firenze, ecc.?I problemi come si vede sono tanti. Non discutiamo della necessità di istituire l’alta velocità, ci limitiamo a far presente la necessità che si intervenga sull’intero sistema con adeguati investimenti di risorse finanziarie nella rete convenzionale, a livello di innovazione tecnologica, infrastrutture, materiale rotabile, manutenzione, qualificazione del personale, ecc. Ed è precisamente questo tipo di strategia che manca o che comunque non riesce a rispondere ai bisogni effettivi: che ne è del "quadruplicamento" della Milano-Piacenza, necessario già quindici-venti anni fa? Forse entrerà in funzione a giugno la tratta Milano Rogoredo-Melegnano, una decina di chilometri sui 70 prervisti. E il passante ferroviario milanese iniziato nel 1983 assieme a quello di Zurigo? Nel 1997 dovrebbe essere terminato il primo tratto, circa la metà, di quello che dunque non sarà un passante vero e proprio, ma un collegamento parziale cieco (per inciso, a Zurigo l’opera è terminata nel 1990). E che fine ha fatto la nuova pontremolese a doppio binario, chiamata a sostituire una linea preistorica? Ne è entrato un funzione un brevissimo tratto, ma per il resto della linea si procede per stralci e non è possibile fare previsioni.Potremmo continuare a lungo il cahier de doléances. Ma insomma: noi riteniamo che la questione primaria non sia quella dell’assenso o del dissenso verso il progetto TAV. Ma è certo che non servirebbe a nulla andare in Europa (tanto per usare i consueti feticci argomentativi) con l’alta velocità e restare nel Terzo Mondo con le linee tradizionali. Non dubitiamo della possibilità di razionalizzare l’intera rete ferroviaria e di innalzare i parametri globali per la valutazione della funzionalità complessiva del sistema, grazie all’attuazione della nuova linea. Tuttavia, al normalissimo utente FS non interessano i dati statistici, quanto piuttosto i fatti concreti, le soluzioni particolari, i miglioramenti equamente distribuiti. Su questi elementi si può misurare la vera riqualificazione del sistema di trasporti su rotaia, non sulle medie generali. A questo livello la questione è politica, deve essere affrontata nell’ambito di una articolata e globale strategia del trasporto su ferro.A pag. 29 del Bilancio 1994 della TAV S.p.A. si dice testualmente: "la realizzazione della rete AV consentirà, se adeguatamente sorretta da una revisione organizzativa e commerciale da parte delle FS, sia di sfruttare le maggiori capacità infrastrutturali massimizzando le quote di traffico (...), sia di rendere possibile il raggiungimento di una più alta quota di mercato soddisfatta dalla ferrovia (grassetto nostro)". Gran parte della questione risiede probabilmente in quel "se...". È quello che abbiamo tentato di portare alla luce nelle righe che precedono ed è, in sintesi, la domanda fondamentale che attende risposte politiche, visibili e diffuse: le FS potranno disporre delle risorse finanziarie adeguate da investire a breve-media scadenza nelle infrastrutture e nelle strutture di servizio della rete "normale"?
giovedì 12 gennaio 2012
Il degrado ambientale italiano
Uno degli ambienti e paesaggi più preziosi d'Italia è minacciato dall'inquinamento ed è a rsichio la sopravvivenza di specie animali e vegetali protette.Leggi l'articolo e guarda il video su Repubblica.it
Etichette:
ambiente,
insetti rari,
isola galleggiante,
lago meraviglie,
pesce raro,
posta fibreno,
repubblica
lunedì 26 dicembre 2011
Bloccare il ponte

Fai, Italia Nostra, Wwf, Legambiente e Man si sono mosse ufficialmente per fermare l'immenso spreco finanziario e l'irreversibile danno ambientale del ponet sullo stretto di Messina, con un appello al governo, supportato da una dettagliata contro-relazione sulla valutazione di impatto ambientale dell'opera, che include considerazioni ampie e circostanziate sul paradosso del progetto.
Così lo riassume bene Valerio Gualerzi su La Repubblica del 20 dicembre 2011:
Detto fuori dal reverente linguaggio burocratico utilizzato nella lettera, la
questione di fondo per le associazioni ecologiste è che il Ponte è pericoloso in
quanto sarebbe un azzardo ingegneristico compiuto in una delle zone più sismiche
del Mediterraneo; è un'infrastruttura inutile dal punto di vista della mobilità
e della promozione dello sviluppo economico; costa uno sproposito, 8,5 miliardi
di euro, che potrebbero essere usati in maniera molto più proficua; rappresenta
una minaccia paesaggistica e ambientale, sia
per l'impatto che avrà
l'apertura di decine di cantieri sulle due rive dello Stretto, sia per la
migrazione di milioni di uccelli (4,3 sono stati quelli censiti in volo in
appena un mese e mezzo di controlli radar).
Obiezioni vecchie, che
vengono ripetute ormai da anni, ma che per i loro aspetti paradossali non
smettono mai di sorprendere. Vale la pena di ricordarne alcuni: il Ponte sullo
Stretto, ricordano Fai, Italia Nostra, Wwf, Legambiente e Man nelle loro
osservazioni, avrebbe una campata lunga 3,3 chilometri, mentre la più lunga
esistente al mondo (Akashi Kaikyo, in Giappone) è di appena 1,9, km. Il ponte
giapponese è però solo stradale, mentre quello tra Reggio e Messina dovrebbe
essere sia stradale che ferroviario. Per costruire quest'ultimo, secondo i
progettisti, sarebbero sufficienti appena 6 anni, mentre per Akashi Kaikyo ne
sono occorsi ben 12. I cantieri per i lavori occuperebbero inoltre sul versante
siciliano uno spazio pari a oltre tremila campi da calcio, mentre su quello
calabrese ne sarebbero sufficienti "appena" la metà.
Proprio perché si
tratta di aspetti che gli ambientalisti denunciano da tempo, più che sulla
razionalità di queste osservazioni le speranze di uno stop definitivo all'opera
si concentrano ora sul contesto economico generale del paese. "Dobbiamo battere
sul tasto dello spreco che rappresenterebbe il Ponte in un momento drammatico
come l'attuale", sottolinea il presidente dei Legambiente Vittorio Cogliati
Dezza. Non a caso a dare manforte a questa campagna era presente alla conferenza
stampa una piccola pattuglia di parlamentari di diverse forze politiche, dal Pd
all'Udc, da Fli ai Radicali.
"Il Ponte è un progetto fallito e
incompatibile con l'attuale fase economica che vive il paese - commenta ad
esempio il futurista Fabio Granata - da solo rappresenta un costo pari a oltre
un terzo dell'ultima manovra Monti". Il democratico Francesco Ferrante
sottolinea invece un altro aspetto della particolare contingenza: "Proprio
perché quello in carica è un governo tecnico - dice - mi auguro che non abbia
una posizione ideologica e fermi il progetto attraverso lo strumento
istituzionale della valutazione di impatto ambientale".
Nella loro
lettera a Monti, come ricordato in conferenza stampa, le associazioni denunciano
poi l'incompletezza del progetto redatto dalla Stretto di Messina spa
(concessionaria interamente pubblica) e da Eurolink (General contractor), un
documento costato 66 milioni di euro di fondi pubblici, ma che "non può essere
ritenuto definitivo" viste le tante lacune e approssimazioni.
Quest'ultimo è un punto estremamente importante, perché decisivo in caso
di battaglia sulle possibili penali. Secondo gli ambientalisti, imponendo ora
uno stop all'opera, lo Stato non sarebbe tenuto a nessun esborso non solo perché
il progetto non è definitivo, ma anche perché la clausola che fissa la
presentazione del progetto come ultimo atto entro il quale è possibile tirarsi
indietro rappresenta "un alterazione ex post di requisito di gara".
Ma è
fondamentale, ha concluso Stefano Lenzi del Wwf, che "il governo eviti il punto
di 'non ritorno' dell'avvio dei cantieri e rigetti il progetto definitivo"
evitando di dover pagare 56 milioni per il progetto esecutivo e 425 milioni per
"l'avvio anche di un solo cantiere". Per dare ulteriore forza a questa battaglia
le associazioni ambientaliste hanno quindi presentato anche una diffida alla
Commissione di valutazione di impatto ambientale e avviato una petizione
popolare per chiedere lo scioglimento della Stretto di Messina spa, l'unico atto
che permetterebbe di scrivere definitivamente la parola fine all'intera vicenda.
Etichette:
danno,
fai,
impatto ambientale,
italia nostra,
legambiente,
man,
messina,
paradosso,
ponte,
spreco,
stretto,
wwf
mercoledì 18 agosto 2010
Siamo in riserva
Il 21 agosto avremo esaurito le risorse naturali rinnovabili. E' l'Earth Overshoot Day: consumiamo quasi un pianeta e mezzo l'anno!

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2010/08/17/la-terra-va-in-riserva-finite-le.html
http://www.footprintnetwork.org/en/index.php/GFN/page/earth_overshoot_day/
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2010/08/17/la-terra-va-in-riserva-finite-le.html
http://www.footprintnetwork.org/en/index.php/GFN/page/earth_overshoot_day/
Etichette:
21 agosto 2010,
earth overshoot day,
pianeta
Iscriviti a:
Post (Atom)



